Quando lavoro con un cliente sulla consapevolezza e sull’orientamento personale concentro l’esplorazione sulla sua natura, ovvero sulle sue inclinazioni e sulle potenzialità innate. Rifacendomi alla “Teoria della ghianda” [1] di Hillman [2], cerco di individuare il tipo di “seme” che ha dato origine alla “pianta” che ho davanti, e ne verifico la coerenza. Hillman sostiene infatti che ognuno di noi nasce con una specifica missione e con le risorse potenziali per portarla a compimento. Comprendere quali sono, e fare scelte che ci consentono di utilizzarle e di svilupparle, è la via per compiere il nostro destino, esprimere autenticamente chi siamo e realizzarci.
Per individuare le risorse naturali, utilizzo un approccio multimodello fondato sulle teorie psicologiche di Jung [3], sull’indicatore MBTI di Briggs e Mayers [4], e sulle elaborazioni successive di David Keirsey [5], Linda Berens [6] e Dario Nardi [7]. Tutti questi approcci considerano la natura attraverso l’analisi delle “preferenze naturali” [8] che, codificate in quattro lettere, ne individuano in forma sintetica le caratteristiche distintive. Combinare le diverse prospettive consente una visione più completa della natura individuale, grazie a cui delineare con maggiore precisione lo sviluppo necessario per stimolarne la piena espressione e realizzazione.
I paragrafi che seguono sottolineano il valore di riconoscere la propria natura, spiegano come individuare le preferenze che la definiscono, e come queste influenzino efficacia, motivazione, autostima e benessere.
Come suggerisce Einstein [9]:
“Ogni individuo potenzialmente è un genio, tuttavia, se giudichiamo un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, passerà la vita a ritenersi un inetto”
Quando le circostanze ci portano ad esprimerci in maniera diversa dalla nostra natura, può essere difficile riconoscerla e fare scelte coerenti e consapevoli. Quante volte è capitato di sentirci come il pesciolino sull’albero e di vederci diversi, inadeguati e fuori luogo? Quante volte ci siamo giudicati male senza accorgerci che non eravamo noi ad essere “sbagliati”, quanto le attività o le situazioni che stavamo vivendo a non essere corrette per noi?
Riconoscere la propria natura ci preserva da queste esperienze e ci aiuta a realizzare pienamente e con soddisfazione ogni parte di noi, sostenendo una crescita sana e una maggiore efficacia nella vita.
La comprensione della nostra natura si rivela particolarmente rilevante quando affrontiamo situazioni che richiedono un investimento personale significativo. E’ il caso delle scelte universitarie o di carriera, per esempio, o delle decisioni che determinano i grandi cambiamenti della vita. Disporre di una bussola personale, capace di indicarci l’opzione migliore, aiuta a imboccare la direzione giusta, evitando frustrazioni, e rimpianti.
Non sempre la natura trova espressione in ciò che mostriamo al mondo. Per comprendere le nostre risorse e potenzialità innate, è fondamentale ascoltarci e osservarci: ascoltare i sentimenti che accompagnano le nostre decisioni, così come osservarne gli esiti. Siamo felici delle scelte fatte, o intimamente percepiamo che potevano esserci opzioni migliori? Riusciamo a raccogliere almeno quanto abbiamo seminato, o i risultati delle nostre azioni ci deludono e scoraggiano?
Le risposte a queste domande offrono un primo livello di comprensione di sé e delle proprie decisioni. Per andare più in profondità, e definire in modo chiaro se siamo pesciolini o scimmiette, e se siamo più bravi a nuotare o a stare sugli alberi, possiamo interrogare le nostre preferenze naturali e scoprire così attitudini e predisposizioni innate.
Le preferenze naturali sono otto in tutto, e sono divise, a coppie di due, rispetto a quattro dimensioni che riguardano:
Per ogni dimensione, le due preferenze rappresentano opposte modalità di pensare o di agire. Ogni individuo tra le due polarità ne preferisce naturalmente una e, se lasciato libero di scegliere, tende a utilizzarla e a svilupparla maggiormente.
La natura di un individuo è definita dalla combinazione delle quattro polarità preferite e dalla loro interazione dinamica.
Individuare con certezza le proprie preferenze richiede l’intervento di un professionista, tuttavia è possibile rifletterci in autonomia confrontando i propri comportamenti con quelli che contraddistinguono le preferenze in generale, ed evidenziando eventuali corrispondenze. Farlo ci spinge ad osservarci in modo nuovo, aumenta la nostra consapevolezza, e offre stimoli di riflessione interessanti e sempre utili. Vi propongo pertanto un breve excursus nel mondo delle preferenze naturali, da intraprendere con uno sguardo attento e obiettivo, senza giudizio e pieni di curiosità.
Iniziamo l’esplorazione delle preferenze naturali definendole, e avanzando alcune precisazioni utili a capirne meglio il funzionamento.
Indichiamo le singole preferenze con i nomi inglesi originali, che abbrevieremo per semplicità con le lettere abitualmente utilizzate dall’MBTI [10]:
Per una maggiore comprensione, prima di approfondire le singole preferenze, è necessario precisare che:
– avere una preferenza non significa non poter usare l’altra: ognuno di noi – in circostanze e momenti diversi – utilizza infatti tutte e otto le preferenze, tuttavia nella maggior parte dei casi l’utilizzo delle proprie risulta più naturale, efficace e gratificante
– l’utilizzo delle preferenze “non nostre”, per quanto più faticoso e meno soddisfacente, è comunque auspicabile, in quanto consente di sviluppare risorse e capacità aggiuntive che in alcune circostanze ci permettono di funzionare meglio, e allargano il ventaglio delle possibilità a cui accedere
– gli atteggiamenti e i comportamenti attribuiti alle singole preferenze rappresentano delle tendenze e non delle predizioni certe; a volte infatti una stessa caratteristica può venire influenzata da più preferenze e mostrare un’espressione diversa da quella che ci si aspetterebbe
Vediamo ora, per ogni dimensione, le caratteristiche e i comportamenti tipici delle due preferenze interessate. Nel leggere, per riconoscere quali preferenze ci appartengono, è utile riflettere sui tratti che ci riconosciamo nelle situazioni di maggiore “confort”: quando siamo rilassati, privi di pressioni, stress e condizionamenti.
La prima dimensione da considerare è l’ambiente a cui diamo naturalmente maggiore attenzione, e dal quale traiamo maggiore energia. Gli ambienti sono due e corrispondono alle due preferenze relative: ambiente esterno (tutto quello che succede fuori da noi: eventi, persone, oggetti, situazioni) a cui corrisponde la preferenza E; e ambiente interno (tutto quello che si muove dentro di noi: pensieri, sentimenti, fantasie, ricordi) a cui corrisponde la preferenza I.
Tendenzialmente, chi ha preferenza E preferisce l’azione e l’interazione con il mondo esterno, su cui è molto concentrato e da cui può essere facilmente distratto. E’ trasparente, reagisce prontamente agli stimoli, riflettendo solo in un secondo tempo su quanto fatto o detto. E’ veloce e predilige la velocità e la varietà. Parla più di quanto ascolta e spesso elabora i propri pensieri mentre li esprime. Ama, o comunque non disdegna, essere al centro dell’attenzione ed è a suo agio in mezzo alla gente, anche quando i gruppi sono numerosi. Si ricarica quando è sintonizzato e in contatto con l’ambiente o con altre persone.
Chi ha preferenza I, al contrario, preferisce l’introspezione e riflettere tra sé e sé, ha buone capacità di concentrazione e focalizzazione. E’ riservato, riflessivo e prima di rispondere a uno stimolo si prende il tempo di analizzarlo e di decidere come rispondere. E’ ponderato e predilige la tranquillità e la profondità. Ascolta più di quanto parla e, prima di esprimere un concetto, vuole averlo formulato compiutamente nella testa. Preferisce muoversi da dietro le quinte e si trova maggiormente a suo agio in gruppi piccoli o nel one-to-one. Per ricaricarsi ha bisogno di tempo per sé, in cui sintonizzarsi con i propri pensieri o sentimenti, e mettere in pausa il mondo esterno.
La seconda dimensione riguarda le informazioni che tendiamo per natura a raccogliere per prime e a cui diamo maggiore attenzione. Il tipo di informazione che ricerchiamo determina le due polarità: da una parte i dati certi, tangibili e concretamente verificabili (percepiti grazie ai 5 sensi) che corrispondono alla preferenza S; dall’altra i dati incerti, intangibili e non verificabili concretamente (ovvero quelli percepibili attraverso il cosiddetto 6° senso: significati, collegamenti, pattern) che corrispondono alla preferenza N.
Chi ha preferenza S, oltre ai dati certi, predilige la certezza in generale, è a suo agio con dati e fatti e ama le attività concrete. E’ bravo a osservare, a notare ogni dettaglio e a ricordare ciò che ha visto. Si fida dell’esperienza, propria o altrui. E’ pratico, realista, tende ad esprimersi in modo specifico e letterale, dà indicazioni precise, in modo ordinato e sequenziale, muovendosi dalla A alla Z. Comprende idee e teorie attraverso l’applicazione pratica, e ha come orizzonte temporale preferito il presente o il passato (due dimensioni verificabili concretamente).
Diversamente, chi ha preferenza N, oltre ai dati intangibili, predilige l’astrazione, è a suo agio con l’incertezza e con le attività immateriali o concettuali. E’ bravo a interpretare e a vedere oltre, individuando significati e possibilità. Si fida delle ispirazioni e delle deduzioni (insights). E’ immaginativo e verbalmente creativo, quando si esprime tende a essere generale e figurativo, usando spesso metafore e similitudini. Tende a fornire informazioni e indicazioni in modo analogico, facendo salti tra le cose. Prima di applicare idee o teorie vuole capirle intellettualmente e ha come orizzonte temporale preferito il futuro (una dimensione non ancora verificabile concretamente).
La terza dimensione descrive il modo in cui preferiamo combinare le informazioni per valutare e prendere una decisione. Esistono anche in questo caos due estremi: uno più oggettivo, in cui le informazioni sono processate sulla base di principi di causa e effetto, che corrisponde alla preferenza T; e uno più soggettivo che elabora le informazioni utilizzando principi di valore, propri o altrui, che corrisponde alla preferenza F. Entrambe le modalità sono “razionali”, in quanto seguono una specifica “ratio”, che utilizza tuttavia criteri diversi.
Chi ha preferenza T tende a decidere in modo impersonale, mettendo distanza tra sé e la situazione su cui sta ragionando, così da analizzarla in modo obiettivo. E’ logico, analitico e ragionevole, dà valore alla verità e tende ad usare una stessa misura per tutti. E’ particolarmente interessato ai compiti e ai risultati e vuole essere valutato sulla base degli stessi, indipendentemente dal contributo specifico. Non ha problemi a entrare in conflitto con gli altri, per natura tende a vedere prima le mancanze e i difetti e ad essere critico. Fatica a dimostrare apprezzamento e tende a comunicare in modo sintetico e spesso molto diretto. Può essere visto come brusco, poco sensibile o non interessato.
Chi ha preferenza F è portato a decidere in modo personale, tenendo conto delle conseguenze sulle persone coinvolte. E’ empatico, comprensivo e solidale, dà valore all’armonia e tende a considerare le eccezioni. E’ particolarmente interessato alle persone e alle relazioni e desidera essere valutato per il contributo individuale che porta. Non ama i conflitti, se può li evita e, quando non riesce, tende a cercare un terreno comune su cui costruire piuttosto che distruggere. Ama compiacere gli altri e dimostra apprezzamento con facilità, comunica in modo cordiale, sa usare il tatto e la diplomazia. Può essere visto come emotivo, fragile e poco logico.
L’ultima dimensione riguarda la modalità con cui preferiamo interagire con l’ambiente esterno. La prima modalità è strutturata e pianificata e corrisponde alla preferenza J; la seconda modalità è spontanea e flessibile e corrisponde alla preferenza P.
Le persone con preferenza J vogliono controllare il mondo intorno a sé, per questo motivo tendono a organizzarlo e ad anticipare gli eventi. Programmazione e pianificazione li fanno sentire pronti rispetto alle circostanze future. Funzionano per obiettivi, una volta definito un traguardo e la strada per arrivarci, si concentrano per raggiungerlo velocemente, rispettando o anticipando le scadenze, per poi fissarne subito un altro. Amano completare i progetti, mentre possono fare fatica a metterli in moto. Vivono il tempo come una risorsa scarsa, da ottimizzare per non sprecarla. Hanno una forte etica del dovere e usano liste per stimolare l’azione.
Chi ha preferenza P invece preferisce capire il mondo intorno a sé, per questo non ama programmare o anticipare gli eventi, comprensibili effettivamente solo quando accadono. Ama che le cose fluiscano spontaneamente, sa adattarsi, è flessibile, curioso e aperto al nuovo, al cambiamento e alle sorprese. Si dà obiettivi, ma se subentrano informazioni diverse, si adegua, cambia strada o traguardo e, una volta raggiunto, si riposa prima di passare al successivo. Predilige l’inizio di un’attività, ne inizia parecchie e non sempre le completa tutte. Chi ha preferenza P vede il tempo come una risorsa rinnovabile con scadenze flessibili e, anche se spesso arriva all’ultimo minuto, di solito riesce a completare i propri compiti grazie all’energia sprigionata dall’adrenalina. Il dovere deve essere anche piacevole, le liste aiutano a ricordarsi le cose da fare.
Vi riconoscete? Quali preferenze sentite più vostre? Quali attitudini?
Avete mai riflettuto sulle attività a cui dedicate più energia, tempo e risorse?
Richiedono l’utilizzo delle vostre inclinazioni naturali, facilitando il vostro successo o, al contrario, lo ostacolano?
Riflettere su queste domande aiuta a capirsi meglio e a fare scelte che favoriscono, non solo la crescita e l’efficcia, ma anche la soddisfazione e il benessere personale.
Ogni preferenza porta con sé una naturale predisposizione verso le attività e gli ambienti che ne richiedono l’utilizzo. Svolgere compiti e occupazioni coerenti con le proprie inclinazioni, oltre ad aiutare a svilupparle, consente di migliorare risultati e gratificazione, accrescendo la fiducia, l’autostima e il benessere fisico e psicologico.
Gli individui con preferenza E, per esempio, vengono stimolati da ambienti e occupazioni che richiedono velocità e prontezza, interazioni frequenti, l’uso della comunicazione verbale e il multitasking. Al contrario, soffrono e si affaticano se devono svolgere compiti che richiedono numerosi momenti di riflessione in autonomia, profonda e prolungata concentrazione su un’unica attività, o poco contatto con colleghi, clienti o terze parti. Situazioni queste che si sposano invece perfettamente con le attitudini di chi ha preferenza I, che predilige ambienti e situazioni tranquille, in cui interagire con gruppi piccoli o nel 1-to-1, dedicandosi preferibilmente a una sola attività alla volta, senza troppe interruzioni.
Chi ha preferenza S ama avere a che fare con fatti e dati certi, svolgere attività che richiedono l’applicazione pratica delle proprie competenze, usano una buona dose di realismo, e producono risultati concreti. Diversamente da chi ha preferenza N, che preferisce attività concettuali e immaginative che richiedono di andare oltre i fatti, e di trovare significati collegando tra loro le informazioni, o leggendo tra le righe.
T svolge al meglio compiti che necessitano di competenze logiche e di analisi critica, di un certo distacco emotivo e di una comunicazione concisa e diretta. Non esattamente la comunicazione preferita da chi ha preferenza F che si distingue quando può utilizzare il tatto, la diplomazia, e l’empatia. F predilige attività che richiedono attenzione alle persone e alle relazioni, e muoversi preferibilmente in ambienti collaborativi.
J dà il meglio di sé in situazioni dove sono richieste capacità di organizzazione, pianificazione e time management, oltre a un’attenzione particolare all’efficienza; diversamente da P che si trova facilitato in situazioni dove l’attenzione al tempo non è prioritaria e in cui risultano distintive competenze come la curiosità, la capacità di adattarsi, di improvvisare e di gestire cambiamenti e imprevisti frequenti.
Appare evidente come, nella maggior parte dei casi, ciò che una preferenza rifugge risulta essere proprio quello che la preferenza opposta cerca! C’è posto e possibilità di successo per tutti, basta saper distinguere quali preferenze e quali attività naturalmente ci corrispondono, e ci fanno “fiorire”, e quali, al contrario, forzandoci a usare risorse non nostre, ci affaticano e ci portano gradualmente ad “appassire”.
Come abbiamo già detto, provare a individuare le quattro preferenze che ci riguardano, costituisce un interessante esercizio di riflessione personale, ma non solo. Ogni dimensione fornisce infatti una prospettiva di osservazione doppia, ogni polarità divide il mondo in due: chi predilige una preferenza e chi l’altra. Se considerata con curiosità e spirito critico, questa distinzione ci aiuta a capire, oltre ai nostri, anche i comportamenti e gli atteggiamenti altrui che, diversamente, potrebbero apparirci insensati, irrispettosi o addirittura provocatori.
A suo modo ogni caratteristica, anche quella che ci appare più antipatica e distante da noi, è significativa e utile, esprime specifiche attitudini, e predispone a svolgere particolari attività, magari proprio quelle che noi non amiamo e che ci risultano tanto ostiche. La natura infatti dota ogni individuo delle risorse necessarie a svolgere ciò che più lo aggrada, ma che in nessun modo esaurisce la varietà dei compiti e delle occupazioni esistenti. Per questo motivo, la “diversità” andrebbe guardata come una “risorsa”, indispensabile e preziosa: capirla e valorizzarla è fondamentale per instaurare un rapporto migliore con se stessi e con gli altri.
Che mondo meraviglioso sarebbe se ognuno riconoscesse il proprio potenziale, lo esprimesse fino a trasformarlo in talento, e contribuisse, proprio grazie a ciò che di meglio ha da offrire, alla crescita propria e di chi ha intorno?
Se ti interessa conoscere e approfondire la tua natura, le preferenze innate, le caratteristiche e i talenti potenziali che possono derivarne, e contribuire alla tua piena realizzazione, puoi prenotare un colloquio informativo in cui discuterne insieme
[1] Nella “Teoria della ghianda”, Hillman sostiene che ciascun individuo viene al mondo con un’immagine innata che lo definisce, una forma unica ed irripetibile che chiede di essere realizzata per portare felicità ed equilibrio nella propria vita.
[2] James Hillman (1926-2011) è stato psicoanalista, saggista, filosofo, analista junghiano ed ex direttore del CG Jung Institute. È nato nel New Jersey e ha trascorso gran parte della sua vita in Europa. È autore di oltre venti libri, tradotti in dieci lingue. È stato il padre della cosiddetta psicologia archetipica e un grande ispiratore della psicologia immaginale e della ecologia profonda.
[3] Carl Gustav Jung (1875-1961) è stato psichiatra, psicologo e filosofo svizzero, viene considerato il padre della psicologia analitica e una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico, psicoanalitico e filosofico dei primi anni del Novecento.
[4] Katharine Cook Briggs e sua figlia Isabel Briggs Myers sono le autrici dell’Indicatore tipologico di Myers-Briggs (MBTI, 1962), un test di personalità che suddivide gli individui in 16 Tipi Psicologici in base a quattro coppie di preferenze. La loro collaborazione, iniziata durante la Seconda Guerra Mondiale, nasceva dall’obiettivo di aiutare le donne ad integrarsi al meglio nel mondo del lavoro, identificando le loro diverse caratteristiche e punti di forza.
[5] David Keirsey (1921-2013) è stato psicologo e emerito professore presso la California State University. Autore di diversi libri, è noto soprattutto per il suo Keirsey Temperament Sorter, con cui ha ampliato gli studi di Ippocrate e Platone sul temperamento umano, identificando quattro “temperamenti” (Artigiano, Guardiano, Idealista, Razionale), con cui sono stati sottodivisi, a gruppi di quattro, i 16 Tipi Psicologici dell’indicatore MBTI.
[6] Linda V. Berens, Ph.D. è un’esperta dello sviluppo umano e organizzativo, che insegna a leader e professionisti dal 1982. E’ riconosciuta a livello internazionale per i suoi contributi teorici nel campo dei Tipi Psicologici e per lo sviluppo di materiali didattici di facile uso per l’applicazione pratica della comprensione delle differenze individuali. È autrice o coautrice di numerosi libri e materiali didattici e della teoria degli Stili di Interazione.
[7] Dario Nardi, Ph.D. è un esperto e professionista certificato MBTI dal 1994, ricercatore e professore universitario presso UCLA e vincitore di due premi per l’insegnamento innovativo della tecnologia nelle aule. E’ proprietario di Radiance House e’ autore e co-autore di numerosi libri relativi ai Tipi Psicologici, tra cui “Neuroscience of Personality” e “8 Keys to Self-Leadership”.
[8] Le preferenze naturali riguardano il patrimonio di inclinazioni innate con cui gli individui vengono al mondo. Sono disposizioni potenziali, che combinandosi tra loro, definiscono la natura di un individuo. Per potersi trasformare in tratti effettivi della personalità vanno espresse e utilizzate concretamente.
[9] Albert Einstein (1879 – 1955) è stato un fisico tedesco, conosciuto in tutto il mondo per aver sviluppato, oltre a diversi altri pensieri innovativi e rivoluzionari, la teoria della relatività.
[10] L’indicatore MBTI ha aggiunto alle 6 preferenze individuate da Jung (Extraversion/Intraversion, Sensing/Intuition, Thinking/Feeling) le 2 Judging e Perceiving, portando il totale delle preferenze naturali a 8.