“La mente intuitiva è un dono sacro. La mente razionale è un fedele servo” – Albert Einstein
“Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono” – Daniel Goleman
Sento spesso parlare erroneamente di intelligenza emotiva con riferimento a persone dotate di una spiccata emotività, a chi si emoziona profondamente o frequentemente. Io stessa, prima di approfondire la materia, confondevo l’intensità [1] e la sensibilità emotiva [2] con l’intelligenza emotiva.
Intensità e sensibilità sono tratti caratteriali che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, possono talvolta ostacolare, piuttosto che favorire, lo sviluppo dell’intelligenza emotiva. Sperimentare frequentemente emozioni profonde e vivide può infatti offuscare la lucidità cognitiva, diminuendo le capacità di analisi e di pensiero, e lasciandoci in balia delle emozioni.
L’intelligenza emotiva, al contrario, combina al meglio emozioni e pensieri e, integrandole, li potenzia reciprocamente.
E’ importante avere chiara questa definizione, e ricordarci che, per parlare di intelligenza emotiva, dobbiamo prendere in considerazione tanto le emozioni, quanto il pensiero.
Prima di approfondire la definizione di intelligenza emotiva, facciamo un passo indietro e diamo un po’ di contesto. Il termine intelligenza emotiva è relativamente recente, fu coniato nel 1990 da Peter Salovey e John Mayer, due psicologi statunitensi che, discutendo del tracollo di un rappresentante del governo americano, a seguito di un suo comportamento inappropriato, si domandavano come una persona di così grande raziocigno avesse potuto agire in modo tanto sciocco. La conclusione, al tempo sorprendente, fu che prendere decisioni intelligenti, soprattutto in situazioni emotivamente sfidanti, richiedeva più di un buon QI [3] (Quoziente Intellettivo).
Questa riflessione, pubblicata allora senza grande clamore in una rivista accademica, venne ripresa successivamente da Daniel Goleman [4] che, incuriosito, la approfondì con studi e ricerche specifiche, arrivando a pubblicare nel 1995 il famoso libro “L’Intelligenza Emotiva”, poi tradotto in 40 lingue e letto da milioni di persone in tutto il mondo. Goleman, con questo libro teorizzava l’importanza di un’ulteriore forma di intelligenza, quella emotiva. Il concetto di intelligenza emotiva veniva così internazionalmente sdoganato, rivoluzionando la comprensione dei principali processi decisionali e comportamentali umani.
Dal 1995 a oggi numerosi professionisti, enti e organizzazioni internazionali si sono dedicati alla ricerca e alla divulgazione di questa materia. Tra i più eloquenti, oltre a Salovey, Mayer e Goleman, serve menzionare anche: Marc Brackett [5], direttore del Centro per l’Intelligenza Emotiva di Yale, e il network di professionisti facenti capo a Six Seconds [6], organizzazione non profit attiva a livello globale. Il loro impegno appassionato ha contribuito e contribuisce a far conoscere, comprendere e sviluppare l’intelligenza emotiva nel mondo.
Joshua Freedman, attuale CEO di Six Seconds, propone una definizione semplice ma efficace. Per Joshua, essere intelligenti emotivamente significa “essere intelligenti con i sentimenti”:
“Being smart with feelings”
L’idea di usare intelligenza con le emozioni può sembrare bizzarra a prima vista, eppure è proprio questo a distinguere una persona emotivamente intelligente da chi non lo é.
Per capire meglio, proviamo a chiarire il significato della parola “intelligenza”. La sua etimologia deriva dal termine latino “intelligere”, ovvero leggere tra le righe, comprendere e dare senso. Come lo psicologo Howard Gardner [7] ci insegna, esistono diversi tipi di intelligenza: logico-matematica, linguistica, musicale, cinestetica, spaziale… Per ognuna di queste il significato del termine “intelligenza” resta lo stesso, quello che cambia sono i dati rispetto ai quali la capacità di leggere e dare senso viene utilizzata. Per l’intelligenza matematica i dati sono i numeri, per quella linguistica le parole, per quella musicale le note… fino ad arrivare all’intelligenza emotiva per cui i dati sono rappresentati dalle emozioni. Una persona intelligente emotivamente è pertanto in grado di leggere e dare senso alle emozioni, utilizzando poi quanto compreso per affinare il ragionamento.
E’ facile capire come includere anche i dati emotivi, tra le informazioni utilizzate per affrontare un problema, renda l’analisi più completa e le possibili soluzioni migliori. Porsi di fronte a una questione disponendo oltre che dei dati ricavabili attraverso la ragione e il pensiero, anche di quelli deducibili grazie alla sensibilità e alle emozioni, potenzia le valutazioni e i processi decisionali.
La definizione di riferimento precisa che:
“L’intelligenza emotiva è la capacità di
riconoscere, comprendere e utilizzare le emozioni in modo razionale”.
Essere intelligenti emotivamente implica quindi sia capacità percettive (riconoscere e comprendere), che abilità di gestione delle emozioni. In particolare, parliamo di gestione razionale quando l’utilizzo delle emozioni serve a raggiungere obiettivi specifici. Gli obiettivi possono essere semplici, come voler arrivare puntuali a un appuntamento, o più complessi, come alimentare la fiducia in una relazione. In entrambi i casi, avere consapevolezza del proprio scopo, facilita decisioni coerenti e scongiura comportamenti impulsivi e irragionevoli, di cui spesso, a freddo, ci si pente.
In assenza di un obiettivo chiaro e specifico, possiamo fare riferimento a un proposito più ampio come: “stare bene “o “stare meglio”.
“Cosa posso fare (o non fare) per stare bene o per stare meglio?”
Questa è la domanda che ci dovremmo porre, davanti a una qualsiasi decisione, per valutare e scegliere, tra le possibili alternative, in modo emotivamente intelligente.
Al contrario, quando rispondiamo senza riflettere, o mossi da motivazioni diverse, rischiamo di agire contro il nostro interesse, compromettendo non solo il raggiungimento degli obiettivi, ma anche il benessere, nostro e di chi abbiamo intorno.
Spesso, quando ci troviamo davanti a situazioni stressanti o a richieste complesse, veniamo investiti da emozioni intense che rischiano di farci perdere controllo e lucidità, e di generare reazioni impulsive e controproducenti.
In questi casi, fermarsi prima di rispondere, concedendosi il tempo di riflettere su cosa effettivamente vogliamo ottenere da quella risposta, da quella persona o da quella relazione, aiuta ad attivare il comportamento utile a raggiungere il nostro scopo.
Rispondere in modo razionale, guidati dai nostri obiettivi, ci allena a gestire le emozioni, rinforzando non solo l’intelligenza emotiva, ma anche l’efficacia personale, l’autostima e la qualità delle nostre relazioni.
L’intelligenza emotiva è la capacità di coniugare emozione e pensiero per raggiungere al meglio i propri obiettivi. Dare attenzione alle emozioni, usandole come informazioni complementari ai dati razionali, consente di ragionare in modo più completo e di prendere decisioni migliori.
Imparare a regolare le nostre emozioni, allenando la capacità di rispondere in modo consapevole, piuttosto che reagire impulsivamente, non solo sviluppa l’intelligenza emotiva, ma migliora anche l’efficacia e la soddisfazione personale.
Se ti interessa approfondire il tuo livello di intelligenza emotiva, attivare percorsi per svilupparla, o conoscere strumenti e strategie con cui migliorare le tue competenze, i tuoi risultati e il tuo benessere, puoi prenotare un colloquio informativo in cui parlarne insieme.
[1] L’intensità emotiva è la misura dell’intensità con cui vengono sperimentate le emozioni, proprie o altrui.
[2] La sensibilità emotiva è la misura della frequenza con cui vengono percepite le emozioni, proprie o altrui.
[3] Six Seconds è un’organizzazione non profit attiva globalmente dal 1997 con la missione di far crescere l’EQ mondiale grazie a attività di valutazione, formazione, coaching e training dell’Intelligenza Emotiva. Presente con sedi e professionisti in ogni parte del pianeta, Six Seconds rappresenta il più grande network di Intelligenza Emotiva al mondo.
[4] Howard Gardner (1943, Scranton Pennsylvania) è uno psicologo e docente statunitense conosciuto per la sua teoria sulle intelligenze multiple, pubblicata nel 1994 proprio nel libro “Intelligenze Mutiple”, in cui spiega come ogni individuo possegga più tipologie di intelligenza e come ognuna di queste possa essere sviluppata in modo diverso da individui diversi.
[5] Marc Brackett, psicologo e docente americano, fonda nel 2013 il Centro per l’Intelligenza Emotiva di Yale, che tutt’oggi dirige, conduce attività di ricerca, divulgazione e training per sviluppare l’Intelligenza Emotiva negli Stati Uniti e nel mondo.
[6] Six Seconds è un’organizzazione non profit attiva globalmente dal 1997 con la missione di far crescere l’EQ mondiale grazie a attività di valutazione, formazione, coaching e training dell’Intelligenza Emotiva. Presente con sedi e professionisti in ogni parte del pianeta, Six Seconds rappresenta il più grande network di Intelligenza Emotiva al mondo.
[7] Howard Gardner (1943, Scranton Pennsylvania) è uno psicologo e docente statunitense conosciuto per la sua teoria sulle intelligenze multiple, pubblicata nel 1994 proprio nel libro “Intelligenze Mutiple”, in cui spiega come ogni individuo possegga più tipologie di intelligenza e come ognuna di queste possa essere sviluppata in modo diverso da individui diversi.