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REALIZZAZIONE E SUCCESSO, CONTA DI PIU’ IL CUORE O LA TESTA?

Difficile riflettere su questa domanda senza richiamare i concetti di intelligenza emotiva e di intelligenza cognitiva, due forme di intelletto grazie a cui elaboriamo emozioni e pensieri. Come il cuore e la testa, intelligenza emotiva e intelligenza cognitiva vengono spesso contrapposte con l’idea che una debba prevalere sull’altra. In realtà, per funzionare bene e raggiungere i risultati che desideriamo, dobbiamo combinarle. Le due intelligenze sono infatti sinergiche e complementari.

Utilizzare sia i dati emotivi, che i dati cognitivi, per formulare una valutazione, prendere una decisione, o affrontare un problema, arrichisce le informazioni disponibili, migliorando in modo significativo i risultati (vedi la sezione sull’INTELLIGENZA EMOTIVA). Questo è vero sia quando ragioniamo su questioni che riguardano il mondo esterno, sia quando riflettiamo su di noi. Imparare ad ascoltare i messaggi emotivi permette una migliore conoscenza e gestione della realtà, così come di noi stessi.

Per questo motivo, sarebbe utile e auspicabile che, entrambe le intelligenze venissero valorizzate e sviluppate nei percorsi educativi istituzionali. Entrambe tra l’altro possono essere insegnate e valutate nel tempo grazie a due indicatori specifici: il Quoziente Emotivo (QE) [1] e il Quoziente Intellettivo (QI) [2].

A differenza del QI tuttavia che, se stimolato adeguatamente, cresce fino a 25 anni circa per poi stabilizzarsi, il QE cresce e può essere stimolato per tutta la vita. Vista l’importanza che le ricerche internazionali attribuiscono all’intelligenza emotiva, in termini di benessere e di successo personale, questa è una gran bella notizia!

 

QE vs QI, COSA DICONO LE RICERCHE

Diversi studi e approfondimenti scientifici hanno dimostrato che, a parità di QI, è il QE a fare la differenza nella vita. Uno studio longitudinale [3], condotto dall’Università di Harvard [4] per individuare i fattori che contribuiscono alla felicità e al successo nel tempo, ha per esempio stabilito che il QE, e in particolare le capacità relazionali e di gestione delle emozioni, giocano un ruolo fondamentale nel determinare la soddisfazione complessiva di un individuo, molto più del QI. Il QI risulta infatti predittivo, e solo parzialmente, del successo finanziario e professionale, ma non garantisce soddisfazione e realizzazione più ampie. Altri studi [5] attestano che il QI predice in modo significativo il successo accademico, solo in parte il successo nei primi anni di carriera, e riesce ad avere un’influenza rilevante a livello professionale solo nei settori tecnici. Si parla infatti di:

“School Smarts vs Street Smarts”

 

per evidenziare il fatto che, una volta fuori dall’ambiente accademico, non sempre chi si è distinto sui banchi di scuola, mantiene il primato anche nel lavoro o nella vita privata. Fuori da scuola sono piuttosto le capacità emotive a risultare premianti, e a condizionare il successo nelle relazioni, nella leadership, nell’abilità di gestione dei gruppi e rispetto alla soddisfazione lavorativa. Il QE risulta determinante per la riuscita nei ruoli di gestione e guida delle persone [6], dove il confronto e lo scambio continuo richiedono abilità specifiche di comprensione, comunicazione, motivazione e, non ultime, di gestione dello stress.

Come più volte suggerisce Goleman [7] nelle sue pubblicazioni, il QI rappresenta un livello soglia, che garantisce l’accesso a certe carriere e ambiti professionali, ma non l’avanzamento, determinato invece dal QE. Goleman sintetizza il concetto evidenziando come i lavoratori vengano: “assunti per il loro QI, ma promossi grazie al loro QE”.

Sempre secondo Goleman, l’intelligenza emotiva condiziona circa i 2/3 delle performance individuali [8], mentre quella cognitiva solo il 21%. Il restante 24% è determinato dall’expertise nello specifico ambito.

Quando si guarda alla leadership poi, l’infuenza delle capacità emotive arriva a determinare circa il 90% dei risultati. Una percentuale altissima, che non andrebbe trascurata.

 

QUOZIENTE EMOTIVO E LEADERSHIP

L’impatto che l’intelligenza emotiva riveste rispetto alla leadership acquisice particolare significato se consideriamo che tutti noi siamo e possiamo esser “leader”.

La definizione proposta da Goleman, infatti, suggerische che: Leader è chi, attraverso l’influenza che esercita su un gruppo, sostiene e facilita l’espressione delle migliori risorse di ognuno, al fine del successo comune” [9].

Il gruppo in questione può avere qualsiasi natura: professionale, come può essere immediato pensare, ma anche familiare, sportiva, ludica…. Se sono in grado di guidare efficacemente un team di business, così come un nucleo familiare, una compagnia di attori o una squadra sportiva – motivando i suoi membri a dare il meglio e a raggiungere pienamente gli obiettivi – posso a tutti gli effetti definirmi leader di quel gruppo.

Il concetto vale anche quando non esistano gruppi su cui esercitiamo influenza. Ognuno di noi infatti, prima ancora di guardare agli altri, dovrebbe essere leader di se stesso, capace cioè di motivarsi e orientarsi efficacemente verso i propri traguardi.

Questa considerazione evidenza quanto noi per primi possiamo essere i nostri migliori alleati, così come i nostri più temibili nemici. Se ci accorgiamo di non stare progredendo verso gli obiettivi che ci siamo dati o anche peggio, quando non riusciamo neanche a definire gli obiettivi, dovremmo interrogarci sulla nostra leadership e, in modo più specifico, sulla nostra intelligenza emotiva. Quale competenza emotiva mi manca? Quale capacità non sto coltivando sufficientemente o sto trascurando del tutto?

 

LE PRINCIPALI COMPETENZE EMOTIVE

Secondo studi recenti [10], sono le competenze emotive a determinare la maggior parte del nostro percorso, le nostre performance e il nostro successo nella vita. Se ci fermiamo a riflettere su quali siano le principali capacità considerate “emotive”, è facile capire come questo sia possibile. Vediamone alcune:

  • la consapevolezza di sé, degli altri e dell’ambiente
  • la fiducia in se stessi, negli altri e nella vita in generale
  • l’autocontrollo, l’intenzionalità e la determinazione
  • la motivazione e la spinta a realizzare i propri obiettivi
  • la capacità di influenzare gli altri e di guidare un gruppo
  • la responsabilità e l’affidabilità
  • l’iniziativa, l’ottimismo e la resilienza
  • l’innovazione e la creatività
  • l’adattabilità e l’apertura al nuovo e al diverso
  • l’empatia e la capacità di creare relazioni collaborative
  • le capacità interpersonali e di comunicazione

 

Leggere questa lista rende superfluo puntualizzare come, avere competenza emotiva risulti indispensabile per muoversi nel mondo con sicurezza, efficacia e con una marcia (… o due!) in più. Raggiungere i traguardi che ci siamo dati, avere successo nelle aree che ci interessano, e realizzarci pienamente appare il risultato di un lavoro di comprensione, e di sviluppo della propria intelligenza emotiva, attraverso cui imparare a dare spazio al cuore, senza tuttavia rinunciare alla testa.

 

IN CONCLUSIONE

Gli studi e gli approfondomenti più recenti dimostrano come sia il Quoziente Emotivo a determinare il successo e la realizzazione nella vita. Fuori dal contesto accademico, infatti, a parità di Quoziente Intellettivo, è la competenza emotiva a determinare chi emerge tra gli altri, ottenendo i migliori risultati e la maggiore soddisfazione. L’intelligenza emotiva condiziona, in particolare, la capacità di relazionarsi con se stessi e con gli altri, di decidere in modo efficace, di motivarsi e di esprimersi pienamente, riusultando determinante in tutti i ruoli che richiedono capacità interpersonali e di leadership, sia di gruppo che individuale.

 

Se ti interessa capire meglio, valutare e sviluppare il tuo QE grazie a strumenti e strategie ad hoc, puoi prenotare un colloquio informativo in cui discuterne insieme.

[1] Il Quoziente Emotivo è la misura con cui si quantifica l’intelligenza emotiva, ovvero la capacità di riconoscere, comprendre e utilizzare le emozioni in modo razionale, e rappresenta il suo valore potenziale (non indica quanta intelligenza emotiva effetitvamente utilizzo ma quanta ne ho a disposizione in potenza).

[2] Il Quoziente Intellettivo è la misura con cui si quantifica l’intelligenza cognitiva, ovvero la capacità di ragionare, analizzare e misurare in modo logico, e rappresenta il suo valore potenziale (non indica quanta intelligenza cognitiva effettivamente utilizzo, ma quanta ne ho a disposizione in potenza).

[3] Uno studio longitudinale è un disegno di ricerca che prevede osservazioni ripetute delle stesse variabili per lunghi periodi di tempo.

[4] Harvard Grant Study (dal 1938 a oggi, ancora in corso). I risultati specifici sul ruolo dell’intelligenza emotiva e delle relazioni umane nella felicità e nel successo a lungo termine sono emersi dalle analisi condotte negli anni recenti, in particolare negli anni 2000 e 2010.

[5] “Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman (1995 e successive edizioni); “Talent Smart Study” studio di Travis Bradberry e Jean Greaves (2009); Meta-analisI di Zaccaro et al., pubblicata sul “Journal of Organizational Behavior” (2018).

[6] “Emotional Intelligence 2.0” di Travis Bradberry e Jean Greaves (2009)

[7] Daniel Goleman (1946 – Stockton, California) è professore, giornalista e scrittore statunitense, famoso in tutto il mondo per il suo lavoro sull’Intelligenza Emotiva, per il quale ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui due nomination al premio Pulitzer.

[8] “Lavorare con l’intelligenza emotiva” di Daniel Goleman (1995)

[9] Leadership emotiva: Prendere decisioni con l’intelligenza emotiva” di Goleman, Boyatzis & McKee (2002) – Milano: Rizzoli Etas.

[10] “Why You Need Emotional Intelligence To Succeed”  di T.Bradberry (2022, Talent Smart EQ);“Emotional Intelligence Predicts Academic Performance: A Meta-Analysis” di C. MacCann, Kit Double, B.D.G. Minbashian (2020, Frontiers in Psychology); “White Paper: Emotional Intelligence and Success” di J. Freedman e L.Fariselli (2019, Six Seconds); “The Relation Between Emotional Intelligence and Job Performance: A Meta-Analysis” di  E. H. O’Boyle Jr., R. H. Humphrey, J. M. Pollack, T. H. Hawver, P. A. Story (2010, Journal of Organizational Behavior); “Does Trait Emotional Intelligence Predict Unique Variance in Early Career Success Beyond IQ and Personality?” di K.V. Petrides, A. Furnham e C. Mavroveli (2007, International Journal of Selection and Assessment).

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