Come abbiamo visto (vedi l’articolo L’ABC DELLE EMOZIONI…), le emozioni sono scariche di neurormoni rilasciate dal sistema nervoso in presenza di pericoli o di opportunità. Servono ad allertarci, e ad adattare il nostro comportamento alla situazione.
Oggi, consideriamo il ruolo informativo del sistema emotivo, analizzando i messaggi che le emozioni portano con sé. In particolare, approfondiamo i significati delle emozioni base, ovvero delle emozioni che tutti noi sperimentiamo e riconosciamo dalla nascita.
Vedremo insieme che le manifestazioni di queste emozioni – un’involontaria smorfia del viso, l’accelerazione del battito cardiaco, o l’abbassamento inaspettato della voce – non sono semplici imprevisti da nascondere o a cui porre prontamente rimedio, ma segnali da decodificare per capirne il significato, gestirne la causa, e accrescere così consapevolezza, intenzionalità e efficacia personale.
Iniziamo definendo le emozioni di cui ci occuperemo, grazie ai contributi di chi le ha maggiormente approfondite: Paul Ekman [1], che chiama queste emozioni “primarie”, e Robert Plutchick [2], che le definisce emozioni “semplici”.
Nel 1972, dopo aver girato il pianeta per verificare le sue ipotesi, Ekman formula la teoria delle emozioni “primarie”, indicandone sei:
rabbia, paura, disgusto, sorpresa, gioia e tristezza.
Ekman afferma che queste emozioni sono universali, e sono riconoscibili grazie a micro-cambiamenti sul volto di chi le esprime (vedi immagine sotto), che si ripetono identici nei soggetti, indipendentemente dall’età, dal genere, e dalla cultura.

Questa teoria avvalora l’idea che possa esistere una programmazione genetica delle emozioni primarie che, diversamente da ciò che accade per altre forme di comunicazione, quali il linguaggio per esempio, non vengono apprese, ma sono parte della dotazione naturale del genere umano.
Per questo, un neonato manifesta gioia all’arrivo del biberon, con la stessa mimica facciale di un adulto a cui è stato offerto un buon gelato. Allo stesso modo, un abitante della Nuova Guinea esprime rabbia sul volto, dopo aver mancato con la freccia la sua preda, al pari di un newyorkese contrito per non essere riuscito a fermare un taxi nel traffico della città.
Per quanto non sia immediato rilevare le micro-espressioni con cui le emozioni primarie si manifestano, a causa anche della loro velocità, allenare il nostro sguardo a riconoscerle, è utile per raccogliere informazioni sullo stato delle persone che abbiamo intorno.
I segnali emotivi infatti, oltre a essere messaggi da noi a noi, sono anche importanti elementi della comunicazione interpersonale. Se il nostro interlocutore dilata leggermente gli occhi, alza le sopracciglia e tende un po’ le labbra, accorgerci che qualcosa può averlo spaventato – magari proprio qualcosa che abbiamo detto o fatto noi – ci aiuta a decidere se, e come, procedere nella conversazione, evitando di perdere la sua attenzione e l’efficacia dello scambio.
Plutchick si concentra sull’espressione comportamentale delle emozioni e, nel 1980, ne individua 8 che si manifestano con le stesse variazioni fisiche, sia negli uomini che negli animali:
rabbia, paura, disgusto, sorpresa, gioia, tristezza, aspettativa e fiducia.
Chiama queste emozioni “semplici”, perché le vede come colori base, dalla cui miscela si ottengono le molteplici sfumature emotive. Anche Plutchick, come Ekman, ritiene queste emozioni universali, e le raggruppa, a coppie di reazioni fisiche opposte, in un’immagine grafica chiamata “Ruota delle emozioni” o “Fiore delle emozioni” (vedi immagine sotto).

Nella “Ruota delle emozioni”:
Anche in questo caso, allenarsi a riconoscere, in noi e negli altri, i segnali che riportano a questi comportamenti, può aiutarci a comprendere lo stato della persona che abbiamo di fronte, e a gestire in modo più produttivo l’interazione.
E’ importante sottolineare come, sia nel caso delle micro-espressioni, che di questi atteggiamenti, le informazioni che possiamo derivarne sono da considerare indizi, e non prove certe. Indizi che, se supportati dalle circostanze e dal contesto, possono aumentare la nostra curiosità e attenzione, ma mai costituire una sicurezza. Per chiarire ciò che sta succedendo, è utile chiedere al diretto interessato, consapevoli tuttavia che, spesso, lui per primo potrebbe non esserne cosciente.
Nella Ruota, oltre alle emozioni semplici, sono presenti le emozioni prodotte dalla diversa intensità con cui le prime vengono percepite. Tale diversità viene evidenziata da una crescente saturazione dei colori, più intensa al centro e più sfumata verso gli estremi. Se guardiamo il petalo rosso della Rabbia, per esempio, sarà più chiaro in corrispondenza dell’estremo Fastidio, e decisamente più concentrato in corrispondenza della centrale Collera. Tanto quanto cresce l’intensità dell’emozione, così crescerà l’intensità della reazione comportamentale, rendendo le espressioni emotive al centro della ruota più esplosive e meno facilmente controllabili.
All’esterno dei petali, invece, è rappresentato il primo livello di combinazione delle emozioni semplici che, mescolandosi a due a due, danno origine alle emozioni “complesse” [3]:
ottimismo, amore, sottomissione, soggezione, disapprovazione, rimorso, disprezzo e aggressività.
Il messaggio che ogni emozione porta con sé è accompagnato da un cambiamento, fisico e fisiologico, utile a rispondere al meglio a ciò che l’ha generata. Vediamo quindi, per ognuna delle emozioni base, quali sono le informazioni veicolate, e i comportamentali a cui ci predispongono:
Quando proviamo tristezza è perché qualcosa, o qualcuno, a cui teniamo è venuto a mancare. La saggezza emotiva, togliendoci energia, ci suggerisce di fermarci, comprendere cosa abbiamo perso, riconoscere il suo valore, e poi, allentando la presa, lasciare andare. Solo così possiamo superare la perdita, e con essa la tristezza e la spossatezza che ne seguono. Cercare di trattenere quello che non c’è più, anche solo mentalmente, non fa che prolungare la sofferenza e consumare le poche risorse rimaste.
Proviamo gioia ogni volta che otteniamo qualcosa che ci manca, che non abbiamo mai avuto, o che abbiamo perso e poi ritrovato. L’alta energia che sprigioniamo, pervasiva e molto intensa, ci spinge a cercare altre occasioni in cui sperimentare questa sensazione così attivante. Diventiamo costruttivi, collaborativi e intraprendenti, accresciamo la nostra determinazione e la nostra forza di volontà. E’ importante abituarsi a notare, e ricordare, ciò che ci rende felici, per circondarcene di più, e più spesso.
Davanti a un impedimento o a un’ingiustizia, veniamo travolti da un’ondata di energia esplosiva, la rabbia. La rabbia è un’emozione potente, percepibile soprattutto nella parte alta del corpo: vorremmo mordere, picchiare, travolgere con il nostro petto. Questa intensa carica ci predispone a combattere ciò che ci indispone per superarlo. Non sempre, tuttavia, è possibile farlo e scaricare l’alta energia generata. Per evitare accumuli o esternazioni spropositate, è utile canalizzare questa carica in altre attività, o regolarla con strategie come la respirazione, l’arte, o un’attività fisica di medio-alta intensità.
La paura, per quanto spiacevole, è un’emozione utile perché ci salva la vita. La sensazione di tensione e congelamento che sperimentiamo davanti a un pericolo imminente, ci paralizza, evitandoci di andargli incontro, e dandoci modo di adottare la risposta migliore. A seconda delle circostanze, e delle nostre inclinazioni personali, ci proteggeremo aggirando la minaccia, affrontandola, o nascondendoci. Ciò che conta è agire, per scongiurare il pericolo e andare oltre. Non attivare alcun comportamento consolida la paura, riducendo la nostra capacità di rispondere e la nostra fiducia personale.
La percezione di “confort” che avvertiamo in presenza di certe persone, ambienti, o situazioni si traduce a livello emotivo in una sensazione estremamente piacevole e vitalizzante, la fiducia. Questa potente energia ci predispone ad un confronto aperto, ci sprona ad avvicinarci, e a stabilire una reale connessione con la persona o la circostanza che abbiamo di fronte, stimolando la condivisione e la creatività. La sicurezza che sperimentiamo allarga i nostri orizzonti, e permettendoci di contemplare maggiori possibilità, stimola l’immaginazione e la resilienza.
Il disgusto emotivo equivale, a livello di attivazione fisica, al disgusto sensoriale che sperimentiamo quando siamo esposti a un’immagine, a un odore, o a un sapore estremamente spiacevoli e fastidiosi. Lo sentiamo, infatti, soprattutto nella gola e nello stomaco. L’istinto a “rimettere”, allontanando da noi ciò che ci disturba, è esattamente quello che proviamo quando qualcuno viola le regole di una particolare relazione o situazione. Pensate a un tradimento, quale sentimento vi suscita? Non è solo rabbia per l’ingiustizia subita, né solo tristezza per la fiducia persa… è di più, è disgusto. Il disgusto chiede di prendere le distanze da ciò che è successo, per riacquisire pace e sicurezza.
Quando percepiamo la possibilità di afferrare qualcosa di valore che non ci aspettavamo, sperimentiamo una grande eccitazione, capace di caricarci e di spingerci verso questa opportunità per poterla effettivamente cogliere. L’anticipazione è un’emozione fortemente attivante, ci stimola a guardare avanti, e ci dà l’energia per muoverci, e per focalizzare le risorse sulla possibile meta, senza distrarci o farci disturbare da altro. Imparare a riconoscere cosa genera in noi questo desiderio così stimolante, è utile per indirizzare la nostra attenzione al meglio, e per sostenerne la costanza e la direzione.
La sorpresa è l’emozione più rapida e intensa, ci coglie impreparati e ci allerta istantaneamente, magnetizzando la nostra attenzione verso l’oggetto che ci ha colpito, per dargli senso e rispondere di conseguenza. Diversamente dalle altre emozioni, non ha un’accezione positiva o negativa in sé, sarà una bella sorpresa se ciò che l’ha causata ci aggrada, meno bella nel caso contrario. Il fine ultimo della sorpresa è di allertarci rispetto a un evento non previsto, così da esaminarlo con la massima cura, per poterlo gestire nel modo migliore.
Ora che conosciamo il significato delle emozioni base, imparare ad osservarci, e a riconoscere quali ci riguardano, è il prossimo passo! Dare attenzione alle nostre emozioni più frequenti, aiuta a riconoscerle quando insorgono, ad ascoltarne i suggerimenti, e a rispondere con intenzionalità, invece che in modo irrazionale. Così facendo, inoltre, disinneschiamo la carica delle emozioni spiacevoli, e coltiviamo i benefici di quelle potenzianti, ribilanciando l’energia a nostro favore.
Allenarci a gestire le emozioni a nostro vantaggio, permette non solo di sviluppare consapevolezza e benessere, ma anche di accrescere la nostra intelligenza emotiva, e con essa efficacia, fiducia e capacità di realizzazione personale (per maggiori dettagli, leggi l’articolo REALIZZAZIONE E SUCCESSO).
Se hai bisogno di aiuto per riconoscere, capire e gestire le tue emozioni, imparando a utilizzare l’energia generata per superare i disagi e supportare al meglio i tuoi obiettivi, puoi prenotare un colloquio informativo in cui discuterne insieme.
[1] Paul Ekman (Washington, USA – 1934) è uno psicologo americano, famoso per i suoi studi sulle emozioni. Riprendendo il lavoro di Charles Darwin, Ekman ha identificato sei emozioni primarie e, attraverso diversi esperimenti scientifici, ne ha dimostrato l’universalità rispetto al modo in cui vengono manifestate fisicamente attraverso micro-espressioni facciali identiche in ogni cultura e ad ogni età.
[2] Robert Plutchik (Brookling, Usa 1927–2006) è stato uno psicologo e professore universitario, noto per i suoi studi sulle emozioni. Nel 1980 ha proposto la “Ruota delle emozioni”, un modello teorico che identifica otto emozioni primarie e ne descrive le combinazioni, l’intensità e le relazioni. Il suo lavoro ha avuto un forte impatto nella psicologia evoluzionistica, e negli studi sull’intelligenza emotiva.
[3] Le emozioni complesse sono il primo livello di diadi ottenibili dalla somma delle emozioni base, combinate come segue: ottimismo = aspettativa + gioia, amore = gioia + fiducia, sottomissione = fiducia + paura, soggezione = paura + sorpresa, disapprovazione = sorpresa + tristezza, rimorso = tristezza + disgusto, disprezzo = disgusto + rabbia, aggressività = rabbia + aspettativa