Nonostante il mio approccio tendenzialmente possibilista, a questa domanda ho imparato a rispondere “No”. Non possiamo controllare le nostre emozioni, e tanto meno quelle degli altri. Questa consapevolezza tuttavia non deve scoraggiarci, perché c’è altro su cui possiamo intervenire per migliorare il nostro stato. Saperlo ci permette di indirizzare in modo efficace i nostri sforzi, evitando di disperdere energie cercando di contenere, contrastare o reprimere sensazioni che non siamo in grado di modificare.
Come abbiamo visto in un articolo precedente (vedi L’ABC DELLE EMOZIONI…), le emozioni sono scariche di neurormoni che il sistema nervoso rilascia in presenza di una minaccia, o di un’opportunità. L’intervallo tra la percezione dell’evento e la risposta nervosa è talmente rapido da non permetterci di evitare o trasformare, volontariamente, l’esperienza emotiva. La nostra capacità di decidere consapevolmente richiede, infatti, qualche secondo per attivarsi. Giusto il tempo necessario all’emozione per propagarsi e svanire.
Una volta esaurito l’impatto fisico e fisiologico dei neurormoni, accediamo alla capacità di dare senso a ciò che è successo, e siamo in grado di intervenire sul seguito dell’esperienza, ovvero sui sentimenti. I sentimenti infatti seguono le emozioni, e originano dell’interpretazione che il soggetto attribuisce all’esperienza. L’interpretazione può cambiare da persona a persona, producendo sentimenti diversi a fronte di situazioni identiche.
La soggettività dell’interpretazione ci offre la chiave per regolare ciò che sentiamo. Se la nostra versione dei fatti risulta spiacevole, possiamo infatti cercarne un’altra, più favorevole, e condizionare a nostro vantaggio i sentimenti che ne derivano. Diventiamo, in questo modo, i direttori dell’orchestra dei nostri umori, e delle decisioni e azioni che seguiranno.
Nei prossimi paragrafi, mettiamo in luce, con maggiore dettaglio, la differenza tra emozioni, sentimenti e stati emotivi. Approfondiamo inoltre la possibilità individuale di regolarne l’intensità, la durata e gli effetti, sia sulle percezioni e sulle azioni conseguenti, che, in ultima analisi, sul nostro equilibrio e benessere.
L’immagine qui sotto mostra come la differenza più evidente tra emozioni, sentimenti e stati emotivi riguarda il tempo che intercorre tra le loro manifestazioni.
Il tempo, come visto sopra, influenza la nostra capacità di decidere intenzionalmente, e, di conseguenza, di regolare volontariamente questi stati. Per capire meglio cosa intendiamo, vediamo singolarmente le loro specificità:
Le emozioni sono l’unica espressione emotiva non controllabile razionalmente. Sentimenti e stati d’animo, invece, possono essere regolati a nostro piacimento.
L’esempio delle montagne russe, spesso menzionato, aiuta a capire meglio come, e quando, è possibile intervenire per influenzare ciò che sentiamo. Provate a immaginare un gruppo di persone che per la prima volta si appresta a fare un giro sulle montagne russe, i partecipanti non sanno cosa succederà, e salgono sul trenino con un misto di eccitazione, titubanza e curiosità. Al primo giro della morte, trovandosi improvvisamente a testa in giù, tutti, destabilizzati, iniziano a strillare. L’emozione che attiva queste urla, e che coglie ogni soggetto allo stesso modo, è la sorpresa: è successo qualcosa di inaspettato e il corpo ha risposto accelerando il battito del cuore, aumentando la pressione, dilatando le pupille e l’ugola…
Una volta tornati con la testa sopra ai piedi, tuttavia, è probabile che i comportamenti si differenzino: parte dei partecipanti continuerà a gridare in preda al terrore, implorando di poter scendere dal trenino; mentre l’altra parte urlerà piena di eccitazione sperando di ritrovarsi nuovamente a gambe all’aria.
Cosa è successo? Semplicemente quello che abbiamo descritto sopra, l’emozione con cui rispondiamo a un evento è istantanea, incontrollabile e pressocché identica per chi la prova (la prima volta sulle montagne russe nessuno si aspetta il giro della morte!); successivamente subentra l’interpretazione che, in base alla propria natura, più o meno avventurosa in questo caso, e alle esperienze e ai vissuti precedenti, porta ad attribuire significati diversi all’evento. E’ così che il primo gruppo di partecipanti è travolto dalla paura, mentre il secondo dall’eccitazione e dal desiderio.
L’interpretazione che diamo alle situazioni è funzione di tante componenti, ma può essere guidata. Se capiamo che ci possiamo “giocare”, quando ne abbiamo bisogno, diventiamo capaci di modificare i sentimenti che ne derivano, e, in maniera più ampia, gli stati d’animo che i sentimenti contribuiscono a generare, e che condizionano i nostri pensieri e le nostre azioni.
E’ importante riconoscere che, in virtù dell’interpretazione che diamo a un evento, partecipiamo alla co-creazione dell’esperienza emotiva che l’evento genera.
Siamo responsabili dei nostri sentimenti!
Questa affermazione può lasciarci perplessi, così come disturbarci attribuendo a noi l’onere di quello che sentiamo. Più utile, tuttavia, è considerarla mettendo l’accento sul potere che tale responsabilità ci conferisce. Se siamo in grado di determinare quello che proviamo, possiamo allo stesso modo trasformarlo, in particolare quando i nostri sentimenti non sono piacevoli e non ci fanno stare bene. Scegliere l’interpretazione più favorevole di un evento ne migliora la piacevolezza e condiziona, nella stessa direzione, lo stato d’animo e i comportamenti che ne derivano.
Se per esempio scrivo a un amico che non vedo da tempo per invitarlo a un concerto, e la risposta che ricevo è la seguente: “Mi piacerebbe moltissimo esserci, adoro le sue canzoni! Ma la stessa sera ho dato la mia disponibilità per una cena con più amici e non mi sento di cambiare i programmi di tutti, scusami. Spero ci saranno altre date…”.
In principio, sarà normale dispiacersi per la risposta negativa. Il dispiacere, tuttavia, per quanto non controllabile, sarà istantaneo, veloce quanto la scarica di neurormoni che lo produce. Una volta esaurita tale attivazione, ciò che seguirà dipenderà dall’atteggiamento che, più o meno consapevolmente, deciderò di adottare. Potrei infatti alimentare la delusione riflettendo sul fatto che passerà ulteriore tempo prima di rivedersi; oppure sviluppare frustrazione per non aver ottenuto quello che desideravo; o anche percepire invidia all’idea della cena in compagnia in cui non sarò coinvolto…
Allo stesso modo, tuttavia, potrei gioire per aver indovinato il concerto da proporre all’amico; o, vista la sua chiusa, sentirmi motivato a cercare subito altre date o altri spettacoli da proporgli; o anche concentrarmi sul fatto che la risposta, affettuosa e cortese, rinsalda ulteriormente l’amicizia con questa persona…. Ognuna di queste possibilità alimenta sensazioni specifiche, e contribuisce a determinare lo stato d’animo e i comportamenti che ne seguono. Optare per l’interpretazione più vantaggiosa – tra quelle che i fatti supportano – ci garantisce uno stato emotivo più piacevole e risposte comportamentali migliori: più aperte, costruttive e collaborative.
E’ importante notare l’inciso sopra: l’opzione che scegliamo deve essere supportata dai fatti. Il suggerimento, infatti, non è di prendersi in giro o di raccontarsi storie di fantasia, ma invita a utilizzare le informazioni disponibili per costruire, a partire da queste, l’interpretazione più favorevole, ottimizzando così sentimenti e comportamenti successivi.
La capacità di condizionare in modo favorevole i nostri sentimenti richiama il concetto della “doppia freccia” utilizzato dal buddismo per evidenziare come, spesso, la sofferenza sia autoinflitta. Secondo questa filosofia:
Questo concetto buddista, che ci invita a porre attenzione alle elaborazioni cognitive degli eventi, è stato ripreso ed elaborato anche da altri pensatori. Il famoso romanziere Haruki Murakami [2] in uno dei suoi testi, per esempio, riporta una citazione tra le più sagge e utili che la letteratura mi ha regalato:
“Pain is inevitable, suffering is optional”
Il dolore nella vita è inevitabile, tutti, prima o poi, sperimentiamo difficoltà che causano frustrazione, disagio, malessere. Pur non potendo controllare ciò che accade intorno a noi, tuttavia, possiamo decidere come interpretare e rispondere agli eventi per alleviare, abbreviare o addirittura annullare la sofferenza che ne segue. Esserne consapevoli aiuta a farci caso, e a elaborare strategie di distrazione, contenimento o trasformazione indispensabili per favorire l’equilibrio e il benessere della sfera emotiva.
Emozioni, sentimenti e stati d’animo rappresentano le espressioni con cui la dimensione emotiva si manifesta. Si differenziano tra loro per durata e intensità: le emozioni sono velocissime e molto intense; i sentimenti, alimentati dai nostri pensieri, durano più a lungo, ma perdono di intensità; così come gli stati d’animo, che sono i più rarefatti, ma anche i più duraturi dei tre.
La rapidità delle emozioni non ci permette di esercitare su di esse alcun controllo. Superati i pochi secondi in cui esauriscono il loro impatto, tuttavia, trova spazio il ragionamento, con cui possiamo regolare ciò che accade dopo. Sentimenti e stati emotivi, infatti, nascendo dalle riflessioni sull’accaduto, prendono forma in base a queste, e da queste possono essere condizionati e ottimizzati.
Averne consapevolezza aiuta ad accogliere le emozioni, senza provare a opporsi, resistere, o alterarle; e ci incoraggia piuttosto a intervenire sui nostri pensieri, per orientarli in modo utile a favorire il benessere e la stabilità emotiva. Proviamo a ricordarcelo, allora:
Coltivare pensieri vantaggiosi, genera sentimenti piacevoli e comportamenti fruttuosi.
Se ti interessa sapere di più su emozioni, sentimenti e stati d’animo, o vuoi apprendere tecniche e strategie per condizionare in modo favorevole i tuoi pensieri e, conseguentemente i tuoi sentimenti, puoi prenotare un colloquio informativo in cui approfondire insieme questi temi.
[1] La funzione adattiva di un sistema o di un individuo indica la capacità di adeguarsi alle circostanze e ai cambiamenti dell’ambiente per poter sopravvivere e prosperare nello stesso. Le emozioni predispongono gli esseri viventi, fisicamente e psicologicamente, a rispondere agli eventi in modo adeguato alla sopravvivenza e al perdurare della razza.
[2] Haruki Murakami (1949 Kyoto) è uno scrittore e traduttore giapponese. I suoi best seller hanno venduto milioni di copie e sono stati pubblicati in più di cinquanta lingue. Tra i suoi titoli più noti troviamo: Nel segno della pecora (1982), Norwegian Wood (1987), L’uccello che girava le viti del mondo (1994-1995), Kafka sulla spiaggia (2002) e 1Q84 (2009–2010).